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L’Unità si spegne: il Pd lascia morire il suo giornale e dimostra che la sua crisi è ormai strutturale

La sospensione delle pubblicazioni de l’Unità non è una notizia: è un autopsia. Un altro pezzo della storia politica italiana finisce in archivio, e il Partito Democratico – erede di quella storia – non solo non prova a salvarlo, ma si sfila all’ultimo metro, lasciando l’editore Romeo con tre anni di perdite e un progetto culturale monco.

Romeo Editore parla chiaro: la trattativa per restituire la testata alla comunità politica che l’aveva generata si è interrotta per volontà del Pd. E qui non siamo davanti a un incidente. Siamo davanti a un sintomo.

Un partito che non sa più cosa fare dei suoi simboli

Il Pd aveva l’occasione di riprendersi l’Unità a un prezzo simbolico. Non un’operazione finanziaria, ma un gesto identitario: riappropriarsi del giornale fondato da Gramsci, del luogo dove per decenni si è formata la cultura politica della sinistra italiana.

E invece? Si tira indietro. Si defila. Lascia cadere la testata come fosse un peso inutile.

Secondo indiscrezioni, il problema sarebbe stata la richiesta dell’imprenditore Alfredo Romeo di mantenere una quota di minoranza. Una scusa? Un pretesto? Un alibi perfetto per evitare di assumersi la responsabilità di gestire un simbolo che il Pd non sa più come interpretare.

La verità è che il Pd non vuole più l’Unità perché non vuole più la sua storia

Il punto è politico, non tecnico. Il Pd non ha un problema con Romeo: ha un problema con l’Unità. Perché l’Unità è memoria, identità, radici. E il Pd, da anni, vive come se quelle radici fossero un imbarazzo.

La sospensione delle pubblicazioni è solo l’ultimo capitolo di una lunga agonia:

  • il numero bianco del 2014, simbolo di un debito gigantesco;
  • il ritorno del 2015, effimero;
  • la chiusura del 2017;
  • le uscite “tecniche” del 2018 e 2019, quasi clandestine, per evitare la decadenza della testata.

Ogni volta, la crisi del giornale ha raccontato la crisi della sinistra. Ogni volta, la sinistra ha fatto finta di non vedere.

Romeo Editore ha salvato il giornale. Il Pd lo ha lasciato morire.

La nota dell’editore è un atto d’accusa: “Venuta meno la prospettiva che aveva giustificato l’impegno degli ultimi tre anni… siamo costretti a sospendere le pubblicazioni.”

Tradotto: se il Pd avesse mantenuto la parola, l’Unità oggi sarebbe viva.

Non è un dettaglio. È una responsabilità politica.

Il Futurista osserva: quando un partito rinuncia ai suoi simboli, rinuncia a sé stesso

La chiusura de l’Unità non è solo la fine di un giornale. È la conferma che il Pd non ha più un rapporto con la propria storia, né con la comunità culturale che dovrebbe rappresentare.

Un partito che non sa cosa fare del suo passato non saprà mai dove andare nel futuro.

E allora la domanda è inevitabile: se il Pd non vuole più l’Unità, cosa vuole essere davvero?

Perché un partito che lascia morire il proprio giornale, lascia morire anche una parte di sé.

Ciro Panariello

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