La Sharia in Veneto e la resa dello Stato di Diritto
L’annuncio della nascita di un “Tribunale Sciaraitico” nel cuore del Veneto, emerso proprio nella carica simbolica e drammatica del 7 ottobre, non rappresenta una semplice provocazione di facciata o un’innocuamente eccentrica forma di mediazione privata. È un atto d’accusa aperto ai fondamenti concettuali della nostra civiltà giuridica e uno sfregio frontale al principio di sovranità statale.
Consentire che all’interno dei confini della Repubblica prenda forma una struttura organizzata incaricata di dirimere controversie secondo i precetti del diritto coranico significa accettare la presenza di uno “Stato nello Stato”. Significa ammettere la frammentazione del diritto in base all’appartenenza confessionale, un regresso tribale che cancella in un solo colpo secoli di battaglie civili per la laicità, l’uguaglianza di fronte alla legge e l’inviolabilità dei diritti individuali.
L’illusione dell’integrazione e il precedente britannico
Chi tenta di minimizzare la gravità di questo passo parlando di istituto privatistico o arbitrato volontario finge di ignorare l’esperienza europea. L’Inghilterra insegna: la proliferazione delle Sharia Councils non ha favorito l’integrazione, ma ha istituzionalizzato la segregazione, creando vere e proprie sacche d’ombra giuridica in cui a pagare il prezzo più alto sono quasi sempre le donne, spogliate delle tutele che il diritto civile occidentale garantisce loro contro prevaricazioni, discriminazioni coniugali e disparità ereditarie.
La democrazia costituzionale non è una somma flessibile di comunità comunitariste, né un contenitore neutrale in cui ogni dogma religioso può esigere rango di legge civile. La Costituzione italiana riconosce la libertà di culto, ma stabilisce con inflessibile chiarezza che l’unica giurisdizione legittima è quella esercitata in nome del popolo italiano dai tribunali della Repubblica.
Il valore dei simboli e la tenuta della Repubblica
La sovrapposizione temporale con la data del 7 ottobre — anniversario del brutale pogrom commesso da Hamas — aggiunge una gravità politica e culturale che non può essere liquidata come una coincidenza. È il segnale di un’insofferenza strisciante verso i valori fondamentali delle democrazie occidentali, un tentativo di affermare l’egemonia di un’ideologia teocratica a scapito delle norme democratiche.
Di fronte a questa deriva, la risposta delle istituzioni e della società civile non può essere la solita indolenza relativista. Tollerare l’insediamento di corti paragiudiziarie basate sulla Sharia significa compiere il primo passo verso l’abdicazione dello Stato di Diritto. Non ci sono margini di compromesso: la legge è una, ed è uguale per tutti. Chi sceglie di vivere in Italia deve sottostare alla Costituzione, non al diritto coranico.
